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Guerra ai “posizionatori” disonesti

Google fa pulizia all’interno del suo database, in particolare si occupa della directory “posizionamento”. Così, molte società che si occupano di indicizzare i siti Web sono state escluse dalla base dati più ricca e importante, quella di Google appunto. Ma non solo, sono anche oggetto di una sanzione da parte del motore di ricerca per supposti illeciti nelle tecniche di posizionamento

Autore: Salvatore Romagnolo -

di Salvatore Romagnolo

Ormai da qualche tempo che la pulizia è in atto. Prima negli USA e adesso in Francia, dove molte società, specializzate in posizionamento di siti Web e membri dell'Internet Positioning European Association (IPEA), hanno dichiarato di essere state vittime di un “deindicizzamento” (esclusione) totale dei loro siti da parte del motore di ricerca Google. Adesso, digitando nel campo di ricerca del motore leader di mercato la parola posizionamento, queste aziende non compaiono.

Il 20 settembre scorso Olivier Andrieu, esperto nel campo degli strumenti di ricerca, ha pubblicato una sintesi del caso, tentando di circoscrivere le ragioni reali di questa epurazione. Tre le supposizioni avanzate: un baco di Google (considerato come poco probabile); un atto di sabotaggio da parte dei concorrenti di queste società (tecnicamente difficile) o un'azione di Google mirata a depennare alcune aziende dall’elenco ufficiale per metterle sul libro nero. E questa pare l’ipotesi più accreditata.

Immediatamente contattato da diverse agenzie di stampa, Google Francia ha in effetti confermato di avere “fatto piazza pulita”, sanzionando gli operatori francesi del mercato del posizionamento che, a suo avviso, avrebbero commesso delle “illegalità”. "Abbiamo condannato i servizi che hanno ripetutamente utilizzato metodi non in linea con le nostre direttive, vale a dire con il codice di buona condotta per l'indicizzazione delle pagine su Google.”, ha precisato un portavoce della società americana.

Il motore di ricerca ha elaborato un elenco di aziende che hanno approfittato di tecniche giudicate non conformi all'etica del Web - come il ricorso a siti specchio o pagine satellite - per favorire il posizionamento di un loro cliente. Manipolazioni che possono nuocere alla pertinenza dei risultati delle ricerche su Google e che il motore, giustamente, condanna.

Lo scorso mese di maggio, un primo caso era stato registrato negli Stati Uniti: Google aveva allora bandito il fornitore TraficPower, reo di avere approfittato di queste tecniche, dal suo indice. Si era trattato, comunque, di un ritiro "temporaneo", una sorta di punizione. Va inoltre notato che quest'esclusione non riguarda i link sponsorizzati. Così, effettuando su Google la ricerca di una di queste società bandite, può capitare di vederle apparire sempre in prima posizione, ma nella colonna riservata agli inserzionisti di AdWords, programma di advertising del motore di ricerca più famoso del Web.

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