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Le basi per un sito web che funziona

Sono molti i fattori che rendono un sito web diverso da altri strumenti di comunicazione. Compresi i valori della struttura “ipertestuale” e le caratteristiche di linguaggio. Questo è un breve riassunto di alcuni altri fra i più rilevanti.

Autore: Sofia Postai e Giancarlo Livraghi -

Un sito non ha bisogno di “attrarre”.

A differenza di una vetrina, un manifesto, un annuncio su un giornale o qualsiasi forma di display, un sito web non ha il problema di “attirare l’attenzione” in competizione con altri. Quando una persona arriva su un sito lo fa intenzionalmente e vede solo quello. È bene che un sito abbia anche un aspetto gradevole e attraente – ma la grafica e l’estetica non hanno il compito di “attrarre l’attenzione”. Devono essere funzionali e favorire un rapido e agevole accesso ai contenuti e alle informazioni.

I “grandi numeri” non sono importanti.

Non è necessario che un sito abbia una frequentazione molto numerosa. Nella maggior parte dei casi in grande afflusso indifferenziato non è un vantaggio, è un problema. La qualità conta molto più della quantità. Dieci visitatori specificamente interessati valgono molto di più di mille “vagabondi di passaggio”. Soprattutto all’inizio è meglio avere pochi visitatori, con cui verificare la funzionalità del sito e dei servizi offerti, per poter correggere gli inevitabili errori e affinare le relazioni, prima di sviluppare l’attività su scala più ampia.

Non un eccessivo investimento iniziale.
Ci sono imprese italiane che hanno speso (e sprecato) miliardi per mettere un sito online, con conseguenze catastrofiche. Per cominciare bene occorre un investimento adeguato (soprattutto in definizione delle strategie, organizzazione del progetto e sviluppo delle risorse umane) ma è importante che si predispongano fin dall’inizio investimenti continuativi e graduali più che tentare di fare “tutto e subito”.

Un sito non è un “portale”.
Quanto più ristretto e specifico è l’obiettivo, tanto più efficace è la funzione di un sito e più gestibile è la sua attività. Solo in casi particolari (e in base a specifiche esigenze della strategia d’impresa) può avere senso assumere il ruolo di “portale” cioè cercare di essere un punto di riferimento più esteso rispetto alla “missione” specifica dell’impresa. In questa ipotesi l’impegno – soprattutto per la generazione e la gestione dei contenuti – è molto maggiore che nel caso di un sito aziendale con obiettivi più “mirati” e gestibili.

Un ambiente a ricezione variabile.

Negli altri mezzi di comunicazione si ha un controllo diretto su come si vedrà ciò che proponiamo. Questo non è possibile con la tecnologia web, come vedremo più avanti. C’è un contrasto fra due modi di affrontare il problema: “accettare” e prevedere la variabilità della ricezione, o cercare di “forzare” una ricezione meno imprecisa. Possono convivere, secondo le esigenze specifiche, le due soluzioni – ma in generale è meglio che prevalga la prima e comunque non è mai possibile un controllo totale e un’assoluta omogeneità.

Un sistema a “contenuto infinito”.

Come già detto la struttura ipertestuale (a differenza di qualsiasi altro veicolo di comunicazione) permette una quantità “potenzialmente infinita” di informazione.

La conseguenza è che quando una persona si collega a un sito web (o a qualsiasi sistema di informazione disponibile in rete) si aspetta di trovare tutto ciò che cerca e se non lo trova rimane delusa. Questo non accade con un annuncio, con un film e neppure con un libro: contenitori “finiti” da cui non ci si può aspettare “tutto”. Ma la completezza e ricchezza di informazioni (con un ben articolato sistema di accesso e orientamento) diventa un’esigenza inderogabile nel caso di un sito web.

Un sistema interattivo.

La mitica comunicazione one to one è sostanzialmente impossibile quando non si tratta di piccole e ristrette comunità. Ma nell’internet ci si aspetta una possibilità di dialogo interattivo e quindi è necessario offrirla, in un modo che sia efficace e gradito a chi la chiede ma anche praticamente gestibile senza eccessive difficoltà.

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